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Quattro premi Oscar (Russell Crowe, Jeremy Irons, Marisa Tomei, Giuseppe Tornatore), anteprime internazionali e la grande curiosità per le masterclass di Taormina (Taoclass) che vedranno sfilare da Meg Ryan a James Gandolfini, da Franco Battiato a Giorgia Surina e Nicola Vaporidis, da Rocco Papaleo e Giovanni Veronesi a Lino Banfi e Sergio Rubini, dalle prime mondiali delle web serie agli omaggi a Lubitsch e Truffaut: l'altr' anno abbiamo iniziato a pensare, e sognare, un festival che possedesse un grande richiamo popolare ed anche delle linee inedite di ricerca, la capacità di attrarre le grandi masse del cinema e allo stesso tempo di insegnare e riscoprire il grande cinema che in questo Paese né la scuola né la televisione ritengono all'altezza della loro programmazione.

Abbiamo aumentato lo sbigliettamento di quasi il 20% ma soprattutto abbiamo richiamato le grandi star hollywoodiane, e, nuovamente, i grandi autori e attori del cinema italiano, sognando di ridare al TaorminaFilmFest il prestigio delle sue decadi più gloriose. Ci saremo riusciti? Lo deciderà il pubblico e i media.

Per il momento, concentriamoci su un pensiero del cinema su cui il nuovo Festival di Taormina, di cui siamo responsabili io e Tiziana Rocca, sta lavorando. Affilati thriller politici e psicologici (Cha cha cha, In Trance, Java Heat), horror che sono già piccoli culti internazionali (The Collection, American Mary) o scoperte italiane (Oltre il guado) commedie spericolate e inventive o robustamente tradizionali (La fille du 14 Jullet, Dos màs Dos, Le seigneurs, Parental Guidance): risate, paura, tensione, sorpresa, relax, mistero - le emozioni più intense, il codice genetico sociale e culturale del grande schermo, la pancia del cinema.

Un Festival che voglia essere colto e accessibile, euforico e provocante, tendenzioso e divertente deve ritornare a chiedersi cosa ne è del cinema oggi. E perchè ci sembra più indispensabile e necessario che mai.

Mario Sesti
Direttore Editoriale