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:: LA RESISTENZA IRRIDUCIBILE DI UN GRANDE FESTIVAL DEL SUD

Che anno strano, questo 2006, per il TaorminaFilm- Fest, come ora si chiama. Ne abbiamo dovuto ridurre la durata a soli sei giorni anche in ragione dei campionati mondiali di calcio che paralizzano ogni cosa, e non solo nel nostro Paese. Ci troviamo poi a operare da mesi senza poter fare affidamento sulla figura autorevole e affettuosa del compianto sindaco Aurelio Turiano – cui va il nostro tenero ricordo – che come il suo predecessore Mario Bolognari ci ha sempre garantito continuità, indipendenza e autonomia, e senza poter ancora contare sul suo successore. E in assenza infine di una giunta regionale (e dunque degli assessori competenti) e in attesa della nuova dopo le appena svoltesi elezioni alla Regione Siciliana, principale partner del festival di Taormina. È in un quadro come questo che sono andate a collocarsi le pesanti difficoltà finanziarie – e dunque programmatiche – in cui lo precipita l’abbandono brusco e immotivato da parte di uno sponsor che contribuiva al suo funzionamento con circa mezzo milione di euro l’anno, poco meno della metà del budget complessivo necessario a sostenere il secondo festival italiano (e storicamente il primo del Sud d’Italia), ma diciotto volte inferiore a quello di cui potrà disporre il non ancora nato festival del cinema di Roma sul quale si è “convertito”, diciamo così, il nostro ex main sponsor. Nella mia introduzione al catalogo generale 2005, in un afflato di generosa riconoscenza poi rivelatosi alquanto ingenuo e intempestivo, volli ringraziare la Banca Nazionale del Lavoro (BNL) perché molto aveva contribuito a rilanciare il festival di Taormina da essa significativamente sostenuto per quattro anni sul piano finanziario grazie a un’intesa raggiunta fra chi scrive e i suoi illuminati vertici del tempo. Da quell’accordo derivarono reciproci ed evidenti vantaggi che comportarono un indubbio consolidamento del festival ma ovviamente anche dell’immagine della banca, un istituto di credito dinamico e fortemente motivato a radicarsi ulteriormente nel cinema e nel Mezzogiorno d’Italia, in Sicilia in particolare. Un rilancio ascrivibile anche al fatto che in breve il “Taormina BNL FilmFest” si ritrovò a essere un po’ per tutti il “BNL FilmFest”, mass media inclusi, il che è fondamentale per le strategie di comunicazione e di marketing di uno sponsor. Semplicemente e felicemente: “BNL FilmFest”. Una trovata geniale quanto involontaria. Un valore aggiunto eccezionale. Entrambi irripetibili. Da ottobre 2005 (la banca non era ancora stata acquisita dai francesi della BNP) la BNL non è più il main sponsordella nostra manifestazione a causa di scelte – che sarebbe curioso sapere se il suo nuovo CdA condivide – che nulla hanno a che vedere con la struttura, i programmi e gli indiscutibili (e infatti indiscussi) ottimi risultati del festival di Taormina e molto invece con ragioni altreche non staremo qui a indagare, non foss’altro che per evitare incresciosi raffronti fra festival e imbarazzanti polemiche fra enti locali, secondo me peraltro appena all’inizio dietro i camuffamenti delle buone creanze. Non credo infatti che sia il caso di coinvolgere nella probabile burrasca che si annuncia anche il nostro festival – il più importante e antico evento cinematogra- fico del Mezzogiorno d’Italia e forse del Mediterraneo: perché dunque picconarlo? – che di una cosa soprattutto va fiero: della propria totale indipendenza organizzativa e della autonomia culturale e soprattutto politica di cui ha goduto nel tempo della mia direzione (e se così non fosse stato non starei ancora qui a dirigerlo dopo 8 anni, come sa bene chiunque mi conosca). Non per questo, tuttavia, il festival di Taormina 2006 ha perduto grinta e forza. In queste condizioni abbiamo fatto di necessità virtù. Ecco il perché della sezione interamente dedicata al cinema italiano che non si limita come lo scorso anno a premiare i film selezionati per l’ItaliaFilmFest ma li presenta al pubblico di Taormina e in particolare ai tanti giornalisti stranieri accreditati, primi fra tutti i critici della FIPRESCI che qui tengono la loro assemblea annuale e che danno il loro contributo determinante alla composizione della giuria che attribuisce i prestigiosi riconoscimenti in programma. Una sezione, questa consacrata al cinema italiano, che dovrà avere un necessario futuro nell’intento di riconfermare la tradizione che ha sempre visto il nostro cinema fortemente legato al festival di Taormina, attraverso i premi David di Donatello prima, i Nastri d’argento poi, l’ItaliaFilmFest oggi (che replicheremo alla Casa del Cinema a Roma dal 10 al 14 luglio). Il restante programma, più ristretto ma rigoroso e anche divertente come sempre, segue la falsariga di quelli del recente passato: le “Lezioni di cinema” tenute da prestigiosi cineasti; grandi film spettacolari – o grandi per vigore emozionale – al Teatro Antico; il concorso dei migliori corti internazionali; alcuni eventi speciali con background siciliano; e infine, da quest’anno, una specifica sezione competitiva dedicata al documentario italiano i cui giurati sono gli stessi appassionati spettatori del TaorminaFilmFest. Il quale però dovrà tornare dal prossimo anno, se vorrà sopravvivere, alle antiche date di fine luglio (21-28 nel 2007), come già proponevo lo scorso anno. Inutile illudersi ancora: la stagione estiva dei grandi film con grandi star non c’è ancora e forse in Italia non ci sarà mai. E le star internazionali (leggi: americane) che servono a lanciare i film – e a eccitare ormai solo i capiredattori e i fotografi – viaggiano esclusivamente su costosissimi aerei privati che neppure i distributori importanti ma solo le majors e pochissimi e ricchissimi festival – Cannes, Roma? – possono permettersi. Dunque occorrerà farne (volentieri) a meno. Perché allora “suicidare” il festival di Taormina con date così ravvicinate a quelle di Cannes e in assenza di grandi uscite estive che giustifichino la ragione stessa del tenere “acceso” lo schermo di un mostro (meraviglioso e costoso) come il Teatro Greco? Il festival di Taormina 2006, però, malgrado tutto resiste a tutto, irriducibile. Ma solo perché si trova a vivere una situazione congiunturale negativa eccezionale, un unicum irripetibile. Consapevolmente orgoglioso d’essere la più prestigiosa e storica manifestazione di cinema del Sud d’Italia con la sua storia lunga più di 50 anni, il TaorminaFilmFest non si farà distruggere né da sponsor poco lungimiranti né dalla “concorrenza sleale”, come direbbe Ettore Scola, né tanto meno da una transitoria seppur grave crisi finanziaria: e ciò grazie al suo straordinario e numerosissimo pubblico di appassionati, a tutti i collaboratori di Taormina e Roma (cui va il mio più sincero ringraziamento per l’enorme sforzo compiuto quest’anno), e soprattutto ai suoi partner privati e ai suoi promotori istituzionali: primi fra tutti la Regione Siciliana e la Direzione generale per il cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Forse non è un danno che dal 2007 ci si trovi a dover ricominciare tutto da capo: con un nuovo Assessore regionale alla Cultura e al Turismo, con un nuovo Ministro dei Beni Culturali, con un nuovo ente quale l’ormai indispensabile Fondazione Taormina Arte, con una formula totalmente e necessariamente rinnovata e, se si renderà necessario, con un nuovo direttore artistico, giacché quello attuale difficilmente accetterebbe di continuare a lavorare nelle stesse condizioni in cui si è trovato a operare per l’edizione 2006. Meglio non farne nulla, piuttosto che “arrangiarsi” ancora una volta alla bell’e meglio. Non sarebbe una cosa seria, per dirla con Pirandello.

Felice Laudadio


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