:: CINQUANT'ANNI FA, FRA CINQUANT'ANNI
CINQUANT’ANNI FA,
FRA CINQUANT’ANNI
di Felice Laudadio
Dedicato a Michelangelo
Primo giorno delle riprese. Silenzioso e sorridente, come
sempre, si erge di colpo sulla sua sedia da regista senza
smettere anche solo per un istante di guardarsi intorno,
d’osservare ogni cosa e ogni volto fra i tanti che lo circondano,
attenti, silenziosi. Il porticciolo di Portofino appare bellissimo
pur sotto questa pioggerellina insistente, un po’ molesta,
unico rumore percettibile. Qualcuno ha provato a
proteggerlo con un berretto sùbito desistendo, fulminato dal
suo sguardo fiero, silente. In silenzio – è bastato un cenno
fermo della sua mano – dà il via. Il sorriso è scomparso,
la
concentrazione è assoluta, lo sguardo sprigiona passione. E
emozione. Motore, ciak, azione. Tutto, di colpo, si anima.
John e Sophie recitano con la stessa profonda intensità e la
stessa forza che hanno colto nei suoi occhi e nella sua
stretta di mano, senza parole, un attimo prima di cominciare.
Quando con quella sua mano dà infine lo stop, Michelangelo
torna a sorridere. Poi leva verso l’alto la sua testa orgogliosa
e bagnata e guarda in silenzio al di là delle nuvole.
F. L.
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Dirigo festival esattamente da 25 anni, dal 1979. In quell’anno il festival
di Taormina celebrava la sua 25.a edizione. Coincidenze. Da allora non ho mai
smesso di seguirlo, d’occuparmene, non foss’altro che per ragioni
professionali. Taormina non era un competitor. Era già allora troppo
importante e ricco di prestigio – lo dirigeva Guglielmo Biraghi, e bastava
il nome della città per evocare il festival, come accade ancor oggi –
perché i festival minori, quali quelli di cui m’occupavo, potessero
pretendere di fargli concorrenza, “rubandogli” film o star. A quel
tempo in Italia i festival importanti si contavano sulle dita di una mano sola:
Venezia stava risorgendo dalle sue ceneri sotto la guida appassionata di Carlo
Lizzani e Enzo Ungari, Pesaro dominava incontrastata nel settore delle manifestazioni
cinematografiche di altissimo livello culturale sotto la direzione autorevole
di Lino Micciché, i cinéphiles trovavano a Salsomaggiore il loro
approdo naturale abilmente allestito da Adriano Aprà e Marco Melani,
il MystFest era appena nato e s’era subito imposto con un successo inaspettato
e sorprendente anche per me che l’avevo inventato e lo dirigevo. Ma Taormina
(il festival di Taormina) – criticabile e infatti da tutti noi festivalieri
“alternativi” allora criticato per il suo eccesso di mondanità
che però discendeva non dalle scelte di programma compiute da Biraghi
bensì dallo sfarzo e dall’opulenza che scaturivano dal Premio David
di Donatello ospitato all’interno delle sue giornate e rilanciato dalle
“dirette” televisive – reggeva serenamente sul piano culturale
la sfida con le decine di altre manifestazioni già esistenti o che cominciavano
ad affacciarsi nel panorama sempre più affollato dei festival italiani
e stranieri. E non solo per la stupefacente bellezza della città (che
pure aiutava, e aiuta…) o per la incomparabile straordinarietà
del luogo in cui soprattutto il festival si svolgeva e si svolge, il Teatro
Antico. No, la vera cifra connotativa di Taormina stava e ancora sta nella sua
capacità di scoprire e lanciare talenti nuovi e innovatori. Per il passato
bastano due nomi per tutti: Peter Weir e Steven Spielberg; per il futuro, saranno
altri da noi, forse, a certifi- carli. E insieme alle scoperte di nuovi autori
(una costante di tutte le direzioni succedutesi a quella di Biraghi dopo il
suo passaggio a Venezia: da Sandro Anastasi a Enrico Ghezzi) c’era e c’è
ovviamente l’esigenza di programmare, accanto ai film di sconosciuti autori
destinati forse a imporsi, anche quei film di forte impatto spettacolare capaci
di “fidelizzare” al cinema, sottraendolo alla TV, il grande e indistinto
pubblico del Teatro Greco. Ciò che richiede, in un certo senso, una doppia
programmazione, una per le sale al chiuso del Palazzo dei Congressi, una seconda
per l’immensa platea del Teatro Antico, senza per questo rinunciare a
presentarvi film di autori debuttanti (accade anche quest’anno) che peraltro
sono numerosi a tal punto che abbiamo deciso di dedicar loro il Premio BNL per
l’opera prima che verrà attribuito, come anche il Premio BNL-Corti
Siciliani, dall’autorevole giuria presieduta dal regista tedesco Michael
Verhoeven. Sono passati 50 anni dalla prima edizione, e molti altri seguiranno.
È anche per questo che forse è giunta l’ora di voltar pagina,
senza ovviamente stravolger nulla. Occorrerà per esempio ripristinare
dopo sei anni di interruzione la competizione ufficiale fra i film selezionati
in tutto il mondo, non più limitandosi solo a ospitare giurie “terze”.
Lo richiedono, sempre più, autori e produttori. Servirà caratterizzare
come “Laboratorio del Mediterraneo” – per un festival che
somiglia a un transatlantico in navigazione permanente nei tanti mari che lo
compongono - le varie sezioni destinate alle opere prime, ai cortometraggi,
ai mediometraggi e ai materiali audiovisivi di formati e linguaggi diversi realizzati
anche con le nuove tecnologie digitali. Si stabilizzeranno definitivamente le
già importantissime “Lezioni di cinema” che già quest’anno
toccano un vertice assemblando insieme personalità di grandissimo spessore
quali quelle di Jane Campion, Michael Douglas, Stephen Frears, Francesco Rosi,
Margarethe von Trotta e Peter Weir, cui si aggiunge l’incontro laboratoriale
con autori come Jon Jost e Roberto Perpignani attentissimi alla post-produzione
digitale. E altro ancora, senza rinunciare a considerare una volta di più
– purché i produttori e i distributori capiscano finalmente che
anche l’Italia è un Paese normale nel quale i film importanti possono/debbono
uscire in sala anche d’estate, come nel resto del mondo civile –
il Taormina BNL FilmFest quale potenziale trampolino di lancio dei film della
stagione estiva. Non ultima, occorrerà una attenta riflessione da compiere
insieme col Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici su come “incardinare”
sempre più i Nastri d’argento, da 5 anni nuovamente a Taormina,
nella complessiva strategia culturale, organizzativa e di comunicazione del
festival, fatta salva la più totale autonomia dei due eventi.
Il Comitato Taormina Arte si appresta a divenire Fondazione. E le conseguenze
di questa trasformazione s’annunciano più che positive. Il bilancio
degli ultimi anni – un bilancio soprattutto culturale ma anche spettacolare
e “mediatico” – appare fortemente in attivo, il che ci consente
di credere che le istituzioni pubbliche e gli sponsor privati che ci hanno finora
sostenuto vorranno rinnovare la loro fiducia a questo festival che costituisce
un unicum nel panorama italiano grazie alla sua formula di finanziamento pubblico-privato
al 50%. Molto lavoro si è fatto e molto altro resta da fare, con la stessa
silenziosa tenacia e determinazione che caratterizza ancor oggi l’opera
mai interrotta, a dispetto dei suoi 92 anni, del più grande Maestro di
cinema vivente, quel Michelangelo Antonioni tante volte in passato ospite del
festival di Taormina la cui 50a edizione silenziosamente gli dedichiamo.
Ringraziamenti – Oltre ad Antonino “Ninni”
Panzera, insostituibile e competente complice culturale e organizzativo, sono
tanti i professionisti, i collaboratori, gli amici che con il loro lavoro e
i loro consigli hanno contribuito alla realizzazione dell’edizione del
Cinquantenario. In 25 anni di esperienza festivaliera, talora purtroppo caratterizzati
da rapporti conflittuali con persone tanto incompetenti quanto bramose di interferire
nell’autonomia e nelle scelte del direttore artistico, non ho mai avuto
compagni di lavoro così appassionati come quelli che con instancabile
dedizione hanno con me collaborato nei miei 6 anni di direzione del Taormina
BNL FilmFest. I loro nomi sono riportati nei due colophon ad apertura delle
pagine di questo catalogo amorevolmente e pazientemente curato da Francesca
Nigro. A tutti un grazie grande, affettuoso.
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