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Storie italiane in Svezia
F. L. Alonzo

Quando gli svedesi si congratulano con noi per la divertentissima "serie" televisiva Storie dell'anno mille, realizzata dalla Rai, dobbiamo purtroppo dare loro una notizia che li lascia sorpresi e un poco imbarazzati. Non è affatto facile dir loro che la "serie", diretta da Franco Indovina, è negata ai telespettatori italiani, senza dovere preparare lunghe spiegazioni che naufragano tutte davanti a una conclusione semplicissima ed unanime: "Ma se è una serie così ben riuscita!".
Qui a Stoccolma credono che la Rai abbia il merito di avere prodotto una serie di film, della durata di cinquanta minuti ciascuno, tutti ambientati nell'anno mille, per i propri telespettatori, perché sui titoli, all'inizio e in coda ai programmi, appare ben chiara la sigla dell'ente radiotelevisivo italiano.
Per motivi a noi sconosciuti, invece, gli spettatori italiani restano privati di una trasmissione che in Svezia ha trovato critici e pubblico concordi nel decretarne il successo.
Il regista Franco Indovina e i tre attori principali, Franco Parenti, Carmelo Bene e Giancarlo Dettori, sono diventati i beniamini del pubblico televisivo svedese che ogni martedì sera, alle 21.15 (l'orario riservato ai programmi più graditi), spinge immancabilmente il bottone del primo canale per passare un'oretta d'allegria con i "lazzaroni" Fortunato, Pannocchia e Carestia.
Le avventure di questi tre ex-soldati di ventura, sempre in lotta con la fame, il freddo, i pericoli bellici ed il terrore esercitato dai potenti e dal clero, hanno affascinato gli svedesi che, per dirla col critico televisivo del quotidiano Expressen, Jonas Sima, "si sono sentiti trasportati in uno dei secoli più scuri della storia europea con la luminosa fedeltà storica che ci si attendeva dagli italiani, trovando il modo di ridere alle disperate e strampalate avventure del trio, ma anche di riflettere sulla suggestiva e spaventosa presentazione della vita di mille anni fa".
Lo stesso Ingmar Bergman, presente in uno degli studi televisivi svedesi in occasione di una trasmissione, seguita immadiatamente alla prima puntata di Storie dell'anno mille, si è detto "trasecolato davanti all'agghiacciante realismo della prima scena", rappresentante un campo di battaglia coperto di cadaveri, e divertito dalle peripezie dei tre soldati che vengono spogliati da alcuni predatori di salme, vedendosi quindi costretti a rubare a loro volta le tonache a tre frati. "Per la prima volta in vita mia - ha aggiunto Bergman - ho visto l'anno mille rappresentato come me l'ero immaginato da sempre. Indovina ha fatto delle avventure dei tre ex-soldatacci, uno stile aderente in modo estremo all'epoca e, appunto perché così vera, così crudemente vera, tanto più viva e vicina a noi da dare la sensazione di assistere a un documentario girato mille anni fa".
Alle lodi di Bergman si aggiungono quelle unanimi di tutti i critici televisivi dei vari giornali e l'elogio maggiore è dato dall'indice di gradimento dei telespettatori che collocano le Storie dell'anno mille al primo posto fra i programmi più divertenti dell'anno.
Il valore storico della "serie" a puntate è stato talmente apprezzato che si progetta di mandare in onda tutte le puntate sinora trasmesse nelle ore del mattino, per consentire agli alunni delle scuole di rendersi conto della vita in Europa quale si svolgeva mille anni fa.
In Italia, non si sa bene perché (e forse la Rai ha le sue buone ragioni per comportarso così), il telefilm di Franco Indovina è stato respinto e i produttori hanno dovuto tagliare i vari episodi, conglomerarli e presentarli al pubblico dei cinematografi, in un lungometraggio dal titolo Tre nel Mille.
I telespettatori svedesi si godono quindi le avventure dei nostri antenati, "girate" per di più a colori con tocco abilissimo, convinti di assistere a una trasmissione popolarissima in Italia, e senza sapere che per loro viene presentata in anteprima assoluta.